Autore: gabrieletosi

Distiller, exhibition view, Gelateria Sogni di Ghiaccio, OUTERSPACE, FuturDome(1)

Distiller

with

Gianni Colosimo, Mimì Enna, Emilio Fantin, Roberto Fassone e Giovanna Manzotti, Isamit Morales, Cesare Pietroiusti, Emilio Prini, Andrea Renzini, Luca Vanello

curated with

Bruno Barsanti

at

Gelateria Sogni di Ghiaccio, Futurdome, Milano
27th march - 15th april 2017

 

Distiller è un ragionamento sulla possibile compresenza di fatti e accadimenti consentita da forme espressive al limite della materialità. Opere storiche e produzioni recenti condividono uno spazio impoverito di massa sfumandone l’estensione grazie a sostanze comunicative ridotte. Se per un verso le opere confermano la necessità di abitare il presente proponendoun’azione attiva per quanto minima quale la lettura, dall’altro accompagnano altrove, tanto lontano quanto la percezione del contesto possa risultare distante dall’idea di un mondo suggerito.

 

Distiller tratta lo spazio espositivo come luogo dell’impermanenza, piattaforma di un viaggio nelle galassie del fatto e del progetto. In via Paisiello 6, dove il cartongesso si mostra grezzo e le fughe di architetture vecchie e nuove saturano di prospettiva storica l’immediato svanire del presente, questa stanza può moltiplicarsi all’infinito, in dimensioni vissute e future, da esplorare col pensiero: una fortunata condizione spaziale che pone il problema della materia, del suo ingombro, del suo ciclo e della sua stasi.

 

Distiller è il terzo episodio di una serie di format espositivi che prendono il nome di elettrodomestici e si occupa, come i suoi predecessori Minipimer e Dryer, di come miscelare in un unico luogo il maggior numero di espressioni possibili, ruotando attorno all’idea che tutte le opere abbiano a che fare con la performance e con l’accadimento. Nel loro complesso, i format sfruttano la possibilità delle operazioni artistiche di significarsi a vicenda, in opposizione a una linea di pensiero che teme la naturale simultaneità, a volte l’incoerenza, di emozioni, fatti ed espressioni. Se Minipimer e Dryer operavano per moltiplicazione e velocità, Distiller conserva tali categorie in una loro versione essenziale, operando come un alambicco da caricare con le sostanze più disparate al fine di evocare presenze differite, anticipate o rigenerate. Qui i lavori sono come grappe che conservano nello spirito, termine non casuale, il fantasma dell’atto originario. La parte materica del processo artistico è quindi ridotta alla sola scrittura, elemento comune che crea una falsa omologia tra le opere esposte.

 

La metafora alcolica è incarnata alla perfezione da “Il cartello del film non fatto” di Emilio Prini. Attraverso la dichiarazione di un’assenza di documentazione, l’opera del 1966 invita a entrare in una dimensione in cui percepire quella sorta di pulviscolo concettuale che, per quanto sfuggente e impalpabile, è origine ed essenza di ogni espressione. “Tempo” di Andrea Renzini, è un dispositivo a contenuto variabile che incornicia e risignifica le porzioni contenute al suo interno, mentre “ Una pausa”, opera del 1991 di Emilio Fantin, invita il pubblico a una non azione tesa ad astrarsi dal caos del qui e ora. Viaggiare per mezzo di una scritta comporta spesso il passaggio in un portale spazio-dimensionale. “Delocazione della galleria Neon” di Mimì Enna, a prima vista una tautologia di matrice kosuthiana, è in realtà un ready made, ovvero l’insegna originale della galleria Neon, storico spazio indipendente e di sperimentazione attivo per oltre 30 anni a Bologna, città in cui opera Gelateria Sogni di Ghiaccio. “L’aurora immacolata dell’ultima sibilla cumana” di Gianni Colosimo è una rielaborazione visiva del trafiletto che annunciava su Repubblica la performance “Il grande sonno della trapezista”, incentrata sul rapporto tra testo e performer e realizzata dall’artista alla GAM di Roma nel 1981. In “Ristrutturare il pavimento di casa di Eva”, Isamit Morales rende conto di un’azione eseguita in un contesto diverso da quello espositivo, durante le riprese di un film, mettendo in dubbio l’effettiva esistenza della documentazione. Altri lavori si concentrano sugli aspetti generativi della scrittura, come “Pensieri non funzionali” di Cesare Pietroiusti. Il libro del 1997 è una lista di istruzioni per azioni fuori dall’ordinario, la cui realizzazione non è appannaggio esclusivo dell’artista. Il progetto prosegue oggi online arricchendosi delle testimonianze degli atti realmente compiuti. ”If Art Were to Disappear Tomorrow What Stories Would We Tell our Kids” di Roberto Fassone e Giovanna Manzotti, recentemente pubblicato in forma di libro e qui mostrato in un video realizzato ad hoc, immagina ciò che rimarrebbe dell’arte contemporanea se le opere sparissero, ibridando la ridotta sintassi propria della cultura digitale con l’universo del racconto e della fiaba. I lavori di Pietroiusti e Fassone-Manzotti introducono un elemento dinamico in grado di variare continuamente la configurazione della mostra. In “B.K.” Luca Vanello utilizza una confessione tradotta in linguaggio binario inserendola successivamente all’interno del codice di un’immagine da lui dichiarata “found black image”. Una matrioska di occultamenti che, insieme agli altri lavori, mette in atto un sabotaggio della documentazione.

 

Delocazione della galleria Neon, Mimì Enna, Prestito di Gino Giannuizzi dell’insegna di Via Solferino della galleria Neon di Bologna, 2017
Mimì Enna, Delocazione della Galleria Neon, 2017. Prestito da Gino Giannuizzi dell’insegna della Neon di Via Solferino.

Emilio Prini, Il cartello del film non fatto, 1966. Collezione Cattelani. Veduta dell'opera a Distiller, a cura di Bruno Barsanti e Gabriele Tosi, Gelateria Sogni di Ghiaccio a OuterSpace, Futurdome
Emilio Prini, Il cartello del film non fatto, 1966. Collezione Cattelani.

Emilio Fantin, Una Pausa, 1991. Veduta dell'opera a Distiller, a cura di Bruno Barsanti e Gabriele Tosi per Gelateria Sogni di Ghiaccio a Outer Space, Futurdome
Emilio Fantin, Una Pausa, 1991-2017.

Even a Birch Can Be Real SLASH A Sandbox in the Desert

with

Niccolò Morgan Gandolfi, Silvia Hell and Simon Laureyns

at

AplusB contemporary art, Brescia
three group shows during 2016

Involving the artists to repeat the production of a group show. Each time the concept and the work exhibited deeply change.

 

Even a Birch Can Be Real focuses on the author’s fields of interests. The urban setting by Simon Laureyns, the natural environment by Niccolò Morgan Gandolfi and the anthropological contexts by Silvia Hell merged together in a metaphysical landscape. The exhibition wants to narrate the ability to understand the complexity of the contemporary world starting from specific and different space of view.

 

Slash presented interrupted narrations.It focused on the ability of an act to deviate a flux in a new context, bigger than the original one. The exhibition shown how the practices of the artists involved interact with their world, it puts on display the hidden happenings that every artists performs in his work.The darkness and silence sounds linked the artworks exhibited.

 

A Sandbox in the Desert is about memory and changes. It's about the horizon and the verticality, the dilatations and the stratifications. The act of describe a frame of sand in the middle of the desert to search in the past what has to be refreshed, to travel without the illusion of what we believe to know, to be able to erect the sings of change as a monument. A Sandbox in the Desert is like the floor exercise in the gym, where the past and the future show their deepness.

 

The main intention of the all project is to exhibit the fact that objects and artistic researches, just like the people, can’t express what they are in just a moment of stand by. To know something you have to meet him again and again.

Even A Birch Can Be Real, Partial Exhibition View (sx N. Gandolfi, dx S. Laureyns)
Even A Birch Can Be Real, Partial Exhibition View (sx N. Gandolfi, dx S. Laureyns)

SLASH, Partial Exhibition View
SLASH, Partial Exhibition View

Niccolò Morgan Gandolfi, Flowers Appenino, 2016, detail. scanning, xerographic print, 81 A4 sheets mountend on aluminium, 190x270cm.
Niccolò Morgan Gandolfi, Flowers Appenino, 2016, detail. scanning, xerographic print, 81 A4 sheets mountend on aluminium, 190x270cm.

Silvia Hell, Strange Attractor_cart 1, 2016. Aluminium, brass, iron and steel, cart. 75x45x95cm
Silvia Hell, Strange Attractor_cart 1, 2016. Aluminium, brass, iron and steel, cart. 75x45x95cm

Simon Laureyns, Imperialist, 2016. Backward billboard poster on aluminium frame. 280x190 cm
Simon Laureyns, Imperialist, 2016. Backward billboard poster on aluminium frame. 280x190 cm

 

Review of the project by Alessandra Franetovich on Exibart → 

Review of the project by Rosella Moratto on ATP diary→

Even A Birch Can Be Real on ATP diary

A Sandbox in the Desert on Daily Lazy

Press Kit with texts, maps, images

Even A Birch Can Be Real - more 

Slash - more 

A Sandbox in the Desert - more 

 

Dryer

 

with

Romeo Rameo, Marco Casella, Sabine Delafon, Bartolomeo Migliore, Giuseppe De Mattia, Lucia Lamberti, Stefano W.Pasquini, Patrizia Giambi, Andrea Renzini, Cuoghi Corsello, Giovanni Copelli, Daniele Pulze, Robert Pettena, Marcello Tedesco, Nicola Melinelli, Minì Enna, Jo Maraglio, Eugenio Luciano.

 

curated in collaboration with

Preliminary Group, Fabio Farnè, Filippo Marzocchi and Mattia Pajè

 

a project by LOCALEDUE

 

at

Art Verona 2016
14.10 →  17.10.2016

Dryer is a format for an art fair and part of a series of projects that are called as appliances. The format of Dryer is about the topic of sharing, save and display. During the art fair week end the booth of LOCALEDUE organization changes everyday. During the four days a 30 minutes happening involves the artists to perform individually but on the same stage at the same time. Everything that happens in Dryer it's a drying of an experience happened at LOCALEDUE during the previous year. The documentation, the stage, the authorial collective return to generate new contents.

 

Romeo Rameo, Back that Ass Up, 2016. Billboard, 180x600 cm. Exhibition view at the booth of LOCALEDUE during the second day of DRYER
Romeo Rameo, Back that Ass Up, 2016. Billboard, 180x600 cm. Exhibition view at the booth of LOCALEDUE during the second day of DRYER

Mattia Pajè and Marco Casella, Material from the exhibition 470nm<generator<570nm, 2016. Exhibition view during the third day opf DRYER
Mattia Pajè and Marco Casella, Material from the exhibition 470nm<generator<570nm, 2016. Exhibition view during the third day opf DRYER

The booth of LOCALEDUE during the fourth day of DRYER: just a ball of everything
The booth of LOCALEDUE during the fourth day of DRYER: just a ball of everything

Nicola Melinelli, Olio su tela, azione, 2016
Nicola Melinelli, Olio su tela, azione, 2016

Giuseppe De Mattia, Senza pane senza matita, 2016. Part of the DRYER shared performance
Giuseppe De Mattia, Senza pane senza matita, 2016. Part of the DRYER shared performance

Sabine Delafon, Fame, 2015. Object part of the shared performance
Sabine Delafon, Fame, 2015. Object part of the shared performance

View of the shared performance of Dryer.
View of the shared performance of Dryer with the piece Scopa by Daniele Pulze

Marcello Tedesco e Veronica Giunchi, La Gaia Scienza di Eva, 2015-16. Performance part of Dryer, the shared perforamance.
Marcello Tedesco e Veronica Giunchi, La Gaia Scienza di Eva, 2015-16. Performance part of Dryer, the shared performance.

Lucia Lamberti, Sporcazione, 2016. Happening part of Dryer
Lucia Lamberti, Sporcazione, 2016. Happening part of Dryer

Robert Pettena, Diamo un taglio, 2009-16.
Robert Pettena, Diamo un taglio, 2009-16.

dryer-3-di-4
Patrizia Giambi, Delivering Color, 2015.

dryer-2-di-4
Filippo Marzocchi, Corno, 2016

Bartolomeo Migliore, Help, 2015
Bartolomeo Migliore, Help, 2015

 

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Download the programme→ 

take  a look to another exhibition→ 

localedue.it→ 

see more pictures from the opening→

 

 

I Was Here Tomorrow

 

with

Živa Drvarič, Stephan Genser, Gašper Kunšič, Anna Lerchbaumer, Sarah Pedde, Martin Schlögl, Marit Wolters, Hui Ye

 

curated by

Cima Azzam, Aviya Cohen, Mahzabin Haque, Liudmila Kirsanova, Theresa Kneppers, Adelina Luft, Erika Martin, Raffaella M. Matrone, Evelin Pál, Lorena Parada, Katarzyna Sobucka, Gabriele Tosi

 

at

Krinzinger Projecte, Wien
28.10 -> 10.11.2016

The group exhibition I Was Here Tomorrow is a joint project of 12 emerging, international curators involving 8 art students from the University of Applied Arts Vienna. The curatorial team has been exploring the Viennese artistic scene within a 6-week curatorial residency program Curators’ Agenda: Vienna 2016, organised by the association BLOCKFREI in cooperation with the University of Applied Arts Vienna. The third edition of the program culminates in a final show taking place at Krinzinger Projekte, project space of Galerie Krinzinger.

I Was Here Tomorrow features a selection of works by 8 young artists, exploring different effects, possibilities, and dynamics that are opened by the gesture of repetition. Such artistic inquiries, led by on-going processes of adaptation and manipulation are enacted through repetitive strategies that coalesce towards larger statements by meticulously adding up small-scale interferences and gestures. However, the goal of these processes is not the emphasis of the works. Instead, it stands looming in an unreachable future, always escaping the horizon of accessible grasp. The familiarity of a repeated image doesnot standardize the process, but rather highlights the importance of the action itself, on which the artists shift attention to, instead of focusing on the end product. The processes of restatement become rituals obsessed with time, consumerism and identity, while the physical objects – the artworks – take the role of residues, testaments to the ritualistic process that evoked them. Memory is reconnected with its embodied material basis, a malleable substance available for reshaping through action.

I Was Here Tomorrow at Krinzinger Projekte, Partial Exhibition view
I Was Here Tomorrow at Krinzinger Projekte, Partial Exhibition View

Gasper Kunsic, MaxWhite Wallpaper, 2014. Digital print on paper, Variable dimensions
Gasper Kunsic, MaxWhite Wallpaper, 2014. Digital print on paper, Variable dimensions

Martin Schlogl, The Interruption of a Peaceful Condition, 2016. Sound, Wooden Panel, Plastic, Concrete, Dryed Plant, Video 2 min (loop), 1920x1080
Martin Schlogl, The Interruption of a Peaceful Condition, 2016. Sound, Wooden Panel, Plastic, Concrete, Dryed Plant, Video 2 min (loop), 1920x1080

Ziva Drvaric, Gymale, 2016. Fine art pigment print on paper and objects, Variable dimensions
Ziva Drvaric, Gymale, 2016. Fine art pigment print on paper and objects, Variable dimensions

Marit Wolters, But Then with a Quarter Turn Of the Head, 2016 Installation on white concrete Variable Dimensions
Marit Wolters, But Then with a Quarter Turn Of the Head, 2016 Installation on white concrete Variable Dimensions

Sarah Pedde, Pietà Dualis, 2014. Booklet, 21 x 29,7 cm
Sarah Pedde, Pietà Dualis, 2014. Booklet, 21 x 29,7 cm

Anna Lerchbaumer, Touch, 2016. Video, 2:44 min, HD, Stereo.
Anna Lerchbaumer, Touch, 2016. Video, 2:44 min, HD, Stereo.

This catalogue is a limited edition of 300 copies and it has been published by LOCALEDUE in collaboration with Heretique Design and NYR magazine. It collects all the projects I made as artistic director of LOCALEDUE between March 2015 and March 2016.
LOCALEDUE 2015-16 The Book

Colophon of LOCALEDUE 2015-6

LOCALEDUE 2015/16

(founder) Fabio Farnè

(artistic director) Gabriele Tosi

(assistant) Eugenio Luciano

(artists and authors) Angelo Bellobono, Alessandra Franetovich, Andrea Renzini, Anna Dissabo, Antonio Barletta, Antonio Grulli, Barbara Baroncini, Bartolomeo Migliore, Bianco-Valente, Blauer-Hase, Bruno Barsanti, Carolina Gestri, Caroline Delieutraz,  Casa a Mare, Cleo Fariselli, Collegium Musicum Almae Matris,Colora (Rachele Burgato e Lorenzo Commisso), Costanza Candeloro, Cuoghi Corsello, Daniele Pulze, Dario Bellini, Dario Giovanni Alì, Davide Trabucco, Diego Tonus, Diego Zuelli, Elisa Del Prete, Fabrizio Basso, Fabrizio Perghem, Filippo Marzocchi, Filippo Pagotto, Fonte&Poe, Gianfranco Mazza, Gianluca Codeghini, Giulia Bonora, Giulio Saverio Rossi, Giuseppe De Mattia, Guido Molinari, Indra Kumar Jha,
Irene Fenara, Isamit Morales, Jacopo Casadei, Lia Cecchin, Luca Coclite, Lucia Lamberti, Marcello Tedesco, Marco Casella, Marta Dell’Angelo, Marta Pierobon, Massimiliano Melis, Massimo Marchetti, Matteo Nobile, Mattia Pajè, Maurizio Mercuri, Moe Yoshida, Muna Mussie, Mussel | Muscle, Natalia Trejbalova, Niccolò Morgan Gandolfi, Nicola Giunta, Nicola Melinelli, Patrizia Giambi, Paul Branca, Robert Pettena, Romeo Rameo, Sabine Delafon, Silvia Cini, Silvia Hell, Simona Paladino, Stefano W. Pasquini, T-yong Chung, Ugo La Pietra, Vadim Zakharov

(thanks to) Davide Rosi Degli Esposti, Francesca Rosini, Giulia Gonfiantini, Luca Ghedini, Rosario Caltabiano, Veronica Veronesi

(editor) Gabriele Tosi

(texts) Fabio Farnè, Gabriele Tosi, Carolina Gestri, Lia Cecchin, Isamit Morales, Bruno Barsanti

(translator) Pamela Breda

(graphic project) Francesco Ozzola | heretique.it
LOCALEDUE ©2016
in collaboration with NYR Magazine

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Index of LOCALEDUE 2015-6

06 / intro
12 / intro (eng)
16 / images
33 / Niccolò Morgan Gandolfi, Folding Studio
41 / Fabrizio Perghem, Jenga
49 / Massimiliano Melis, Marcello Tedesco, Pocket Pass #1
55 / Duetti 2015
61 / Romeo Rameo, #tofollowthesunset
65 / Cuoghi Corsello, Quadrupedi al pascolo
71 / Le liane sono cadute nel giardino di mia madre
81 / Lia Cecchin, Isamit Morales, The Real Job
87 / Diego Zuelli, non essere sicuri non è vero
93 / Caroline Delieutraz, Visione Doppia
99 / Minipimer

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My introduction to the book 

To create and re-create constantly, since every act has the ability to change everything that precedes it. History and memory are over as concepts because they measure distance. Lines and constellations, although able to tell events, are mere illusions of a partial point of view. Everything that matters for us, everything we value, must keep on existing. We must take care of it.

I believe a young indipendent curator, must give voice to his work, risking sacrifice and money. Until 2015 the outcome of my works were temporary projects. I wanted a more stable and continuous experience. I am glad Fabio Farnè gave me the opportunity to take on his role. I thank him for the elegance, the faith, the support and his friendship.

LOCALEDUE is 18 square meters. When I took over, the space had already hosted 14 projects in two years, creating an affectionate public. The aim of my artistic direction was to increase the public presence in the space, to stress its importance, preserving its features of freedom and anarchy. The goal of the proposed exhibition program was to stress the importance of the spaces, to create circumstances that would bring an active and challenging future with individual interpreters through a continuous changing scenario. Nowadays LOCALEDUE is constantly growing as a meeting space, hosting a creative and varied art world difficult to find elsewhere.

I presented myself to the public with the event Refresh. It was an evening presentation focused on the strange relationship between the value of an empty space, the authors’human relationships and the connections between time and content. The event hosted three exhibitions clusters. On the ground - on an ideal straight line - were placed the press releases of all the events hosted in LOCALEDUE up until that moment. On a table, some contract documents written by myself stressed the features and the possible criticalities between the space and the professional figures occuping it. On the wall, a screen with three videos focused on the theme of the artist, his practice and art spaces.

The videos were realized by three italian authors of different generations. They stressed how contextual subject must be always considered in the reading of aesthetic phenomena. La grande occasione (the great chance), film made by artist, architect and theoretician Ugo La Pietra (Bussi sul Tirino, 1938) in 1973, shows the author entering in the spaces of La Triennale di Milano. As in trance La Pietra, armed with imagination, pencil, paper and a meter, sets up an ideal exhibition suggesting its structure and thus desecralizing such an important exhibition. The film is a critique of cultural structures often unable to help its actors to realize research, design and production. In Bag Pipe (2003), Robert Pettena (Pembury, 1970) follows with the camera a bagpipe player running inside a building, former factory Meccanotessile in Florence, a space perceived at that time as a new center for contemporary art. The melody played by the bagpipe is a war tune. The Hour of the Wolf by Diego Tonus (Pordenone, 1984) shows the dismantelling of the Denmark and Nordik pavilions at the 53° Venice Biennale. At the end of the exhibition holding the sense of such a scenographic pavillion, the house of a collector, the objects are invested by a different light and what was an exhibition stage becomes a scenario for dismantling and destruction.

From March 2015 to March 2016, LOCALEDUE has realized 16 exhibitions and events - collected into 10 projects - with over a hundred artists and curators, with no budget and thanks to the voluntary job of many people, first of all the artists. The book is divided into sections according to the different projects.
A selection of images is dedicated to this dense year of activity, the other to MINIPIMER, the final event of my curatorial role. MINIPIMER was a 72 hours event that took place during Artefiera 2016. The exhibition space hosted 72 authors in a sequence of performances, screenings and temporary exhibitions. Two projects promoted by LOCALEDUE are still to be published: a call for the artistic direction of the space and the creation of a cultural association.
I always thought other people deserved to get the chanche I had, to create always new energies in the space. Along with Fabio Farnè and thanks to the help of Claudio Musso and Simona Brighetti, we selected the new directors through an open call. My best wishes to the artists Preliminary Group, Filippo Marzocchi and Mattia Pajè who will direct LOCALEDUE from May to October 2016 and to curators Giulia Morucchio and Irene Rossini who will run the space from November 2016 to March 2017.

Some of the books with interventions by Jacopo Casadei, Cuoghi Corsello, Andrea Renzini and Marcello Tedesco.
Some of the books with interventions by Jacopo Casadei, Cuoghi Corsello, Andrea Renzini and Marcello Tedesco.

Strabismi is a fanzine curated by Ermanno Cristini and Luca Scarabelli. I have been invited to partecipate at this special issue focused on the 56th Venice Biennal. I wrote a text about a strange iconographical connection among the work "Also Sprach Zarathusta" by Adel Abdessemed and "El Pelele" by Francisco Goya. Strabismi is published in italian language.

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The Index of this issue of Strabismi

Quando i suoni sfuggono dalla matita - Sonia Boyce, Exquisite Cacophony 

di Giulia Brivio

A muso duro - John Akomfrah, Vertigo See
di Orio Vergani

Le pietre sospese - Elena Damiani, Rude Rocks
di Andrea Lacarpia

Strabismi perchè

di Ermanno Cristini e Luca Scarabelli

In quanto l'attività accertata non rientra tra quelle di mostra espositiva - Cristoph Büchel, The Mosque

di Riccardo Lisi

Un obiettivo come misura di giustizia - Paz Errázuriz, Poetiche della dissidenza

di Luca Scarabelli

Google Capital - Isaac Julien, Das Kapital

di Ermanno Cristini

Per un'arte chiavi in mano - Chiaharu Shiota, The Key in the Hand

di Giovanni Bai

Joan Jonas, They come to us whitout a word

di Virginia Zanetti

reale come Reale, nell'arsenale segni di carnevale - Adel Abdessemed, Also Sprach Allah 

di Gabriele Tosi

Adel Abdessemed, Also Sprach Allah
Adel Abdessemed, Also Sprach Allah

 

The Incipit of my text (Italian)

“El Pelele” cioè “Il Fantoccio”, datato 1791-92, è un’opera di Goya conservata al Prado. Il dipinto è uno degli ultimi cartoni preparati, controvoglia, dall’artista per la regia arazzeria di Santa Barbara. I tessitori reali avrebbero quindi usato tale quadro come modello per realizzare un arazzo da collocare negli uffici di Carlo V all’Escorial. Quattro giovani imbellettate tendono un lenzuolo divertendosi a lanciare in aria un manichino. Goya prese spunto da un gioco popolare in cui il piacere, per chi se lo chiedesse, stava nel ridere per le forme anatomiche demenziali che il pupazzo assumeva nel lancio e nella caduta.

Facilmente leggibile come un’allegoria femdom, l’iconografia sarà poi ripresa dal pittore nelle stampe dette “Los disparates”, dove la premonizione di un temporale d’estate che descrive il cielo di “El Pelele” si trasforma in buio senza fine e il sogno perverso del fantoccio si trasforma nell’incubo di un adolescente insicuro, alle prese col presentimento della professoressa di scienze della terra che lo interrogherà sui buchi neri.

Sospensione, dipendenza, fragilità. Per una malattia autoimmune della visione il realismo ha sempre qualcosa di parodico… La realtà, la natura, la scimmia, il Vasari, ancora prima di Goya, che però è fra i consapevoli.

 

download Strabismi

Francisco de Goya, El Pelele, 1792. 267x160 cm. Madrid, Museo del Prado
Francisco de Goya, El Pelele, 1792. 267x160 cm. Madrid, Museo del Prado

 

Critical Collecting is a publication printed by Art Verona 2016 in which ten italian collectors are narrated by ten italian independent critics and curators. Critical Collecting has been curated by Antonio Grulli. I wrote a text about Anna and Francesco Tampieri.

Critical Collecting introduced by Antonio Grulli:

Ten young independent art critics have been invited to write a critical text which analyses collecting or the way of collecting used by other collectors, always paying particular attention to the Italian market which characterises ArtVerona. In addition to the aspect linked to patronage, which emerges immediately, the projects wants to monitor the international evolution of the people that buy art today, revealing the need to convey meaning to their collection, also by involving an attentive outside eye, capable of narrating a body of works or single elements identified as meaningful.

This will be a way of bringing the figure of the art critic, essential to the correct and healthy pursuit of the art world, and all too often set to one side in these years of prevailing curatorial practices, back to the centre of things. With this project, ArtVerona wants to attempt to unhinge the classic, predictable matching of collectors and artists which is created in fairs, asking the collectors to produce, buy, signal and present the work of the artists. Critical Collecting allows me to continue a line of research begun in 2009 on the criticism of art and writing, in Italy and abroad. Critical Collecting is a project which tries to redefine the sphere of action of art collecting which is linked to frequently to the mere moment of purchasing works considered in the classic sense, implicitly and experimentally suggesting the possibility of funding new market niches. In years in which artists have pushed back the boundaries of the concept of a work of art to include every form of object or concept, not necessarily limited to the material aspects, why can’t we think of collectors who also include critical texts in (and on) their collection?

The Index of Critical Collecting:

Diego Bergamaschi – Ginevra Bria

Cristian Berselli –  Caterina Molteni

Allegra e Gherardo Biagioni –  Marco Scotti

Giuseppe Casarotto –  Domenico de Chirico

Luigi Cerutti –  Clara Madaro

Mauro De Iorio –  Sofia Silva

Fabio Farnè –  Giulia Brivio

Marco Martini –  Davide Daninos

Salvatore Mirabile – Daniela Zangrando

Anna e Francesco Tampieri –  Gabriele Tosi

 

The Incipit of my text (Italian)

Cosa ricorderemmo del contemporaneo se le opere sparissero? A chi chiederemmo a che punto siamo con l’arte?

Esistono persone che praticano il collezionismo come una forma di sapere. Utilizzano il possesso con rispetto e responsabilità storica orientandosi negli intrichi del contemporaneo e formandosi come biografi di riferimento per gli artisti che scelgono di seguire. Se le opere sparissero, queste persone sarebbero fra quelle alle quali domandare.

Anna e Francesco Tampieri sanno bene che il collezionismo è uno strumento di conoscenza privilegiato. Una possibilità di guadagnare del tempo utile a creare le condizioni per osservare le qualità di un’opera e le peculiarità di un autore. Assicurarsi un tempo necessario a vedere dell’arte ciò che muta e ciò che rimane fermo, a tracciare percorsi che funzionino come strumenti utili ad afferrare la complessità dei fenomeni artistici. Il loro collezionare appare come una pratica utile a vedere le regole di ciò che appare caotico.

 

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